
Stazione Centrale, sono le 3:00 del mattino. Milano è fredda e piove. Non sono da solo: con la mia compagna stiamo partendo per le isole Canarie. Entriamo da un Kebabaro per scaldarci e io per placare la fame nell’attesa del bus navetta che ci avrebbe portato in aeroporto.
Ormai prossimi all’arrivo del bus, usciamo fuori, mi accendo una sigaretta, il mio sguardo tiene d’occhio un gruppo di ragazzi che ci fissano e parlano, cerco il modo di allontanarci da lì senza mettere ansia alla mia compagna e senza far percepire la preoccupazione a quegli animali che si passavano un coltellino e ridevano mentre ci fissavano, so già dove vogliono andare a parare.
In lontananza vedo il bus, sospiro di sollievo, quando siamo su mi levo il giubbotto ingombrante e lo uso per scaldarla.
Arriviamo all’aeroporto di Bergamo, abbiamo già il sorriso sul volto nonostante la stanchezza visto che il mio viaggio era partito dalla Calabria la sera prima. Dovevo prenotare la macchina, ma cazzo, mi sono dimenticato, evito di dirglielo, la conosco, si sarebbe guastata l’umore e non era necessario, a quell’ora potevo fare ben poco. Mando una richiesta all’autonoleggio sperando che l’accolgano ma niente, il sistema di prenotazione online non funziona il servizio apre alle 7:00; pazienza, risolverò il problema all’arrivo.
Il volo
Amo volare, sapere di stare 4 ore e mezza in aria mi riempie di gioia e annulla le preoccupazioni. Sorvoliamo la Spagna. La vista è stupenda. Quando sei in volo notturno, le luci delle città ti fanno percepire la vita che va avanti e tu ti senti sospeso nel tempo. La cosa più bella è guardare il cielo sopra di te: hai un posto in prima fila per guardare le stelle, senza distrazioni, senza luci, senza ostacoli. Anche l’alba ha il suo fascino: vedi il sole sotto di te che inizia a sollevarsi e i colori a quelle quote sono vivi, diretti, senza il filtro dello smog.
Arriviamo alle Canarie, temperatura all’arrivo 26 gradi… inizio a spogliarmi. In fase di avvicinamento alla pista per l’atterraggio, alla mia destra, intravedo una terra di colore rossiccio oro. Non potevo crederci: era il Sahara Occidentale.
L’aereo tocca l’asfalto, arriviamo al gate, inizio subito a risolvere il problema auto, la mia compagna è contrariata, ha ragione e cerco subito una soluzione. Trovo una bellissima 500 bianca con il tettuccio panoramico. Si placano gli animi andiamo in hotel.
Dopo esserci sistemati, usciamo ad esplorare la zona circostante: era strano per il mio corpo essere partiti con freddo e neve ed arrivare lì con pantaloncini e maniche corte.
L’isola
Nei giorni successivi abbiamo fatto diverse escursioni “organizzate” in autonomia.
Quando viaggio, mi piace esplorare e conoscere i luoghi senza troppi programmi, soprattutto in località tranquille quindi senza il pericolo d’incappare qualche luogo frequentato da persone pericolose e questo mio approccio ha creato non poche discussioni, come la lite mentre si stava percorrendo un sentiero da circa un’ora sul Bandama Caldera, un cratere di un vulcano esploso circa 2000 anni fa; giustamente, voleva sapere dove stessimo andando e per quanto ancora avremmo camminato, cercavo di rasserenarla, nello zaino avevo 6 litri d’acqua, cibo e i suoi antistaminici, un kit base di sopravvivenza anche troppo abbondante per la camminata che stavamo affrontando. Piano piano, dopo il momento di sfogo, il bello è stato ritrovarsi;
ha capito cosa si stava perdendo e io ho capito come fare per i giorni successivi per evitarle un altro momento spiacevole. Semplice, basterebbe parlarne.
Roque Nublo: fuori dal mondo fuori dal tempo
L’esperienza più bella che mi è rimasta particolarmente impressa è Roque Nublo. Insieme a la Cueva de Cuatro Puertas è stato il mio chiodo fisso dal primo giorno sull’isola. Il paesaggio è lunare, con roccia viva e aria frizzante a 1800 metri d’altezza. Mentre ci dirigiamo verso la cima della montagna, improvvisamente si stagliano d’avanti ai nostri occhi due monoliti che ti fanno sentire piccolo, felice e fuori dal mondo. Tutto il tempo trascorso lì è stato mistico; non volevo andare via.
Ci sono luoghi del mondo che ti chiamo, quando ci arrivi non conta più niente; sei lì dove devi essere, ti senti in pace, come se avessi trovato un pezzo di un puzzle del quale non sai l’immagine finale, ma su milioni di pezzi e infinite possibili scelte, tu sei lì con quei due pezzi in mano che combaciano perfettamente. Ti senti completo, l’anima si distende, i muscoli si rilassano, il respiro rallenta, chiudi gli occhi e senti di esserci, li riapri e intorno a te non vedi più niente se non una bellezza che ti riempie e ti avvolge come un’onda ad un bicchiere vuoto.
“ciò che non uccide fortifica“
Il rientro da Rooque Nublo è stato silenzioso; non c’era nulla da dirsi; avevamo vissuto quel momento in totale pienezza.
Al rientro, probabilmente entrambi ci siamo conosciuti per come eravamo e nella bellezza del nostro rapporto, fatto di una fiducia totale e di complicità, qualcosa di divergente si stava presentando tra di noi; lo percepivo senza il coraggio di parlarne, ci sarebbe stata sicuramente l’occasione migliore, magari più in là per godere ancora della scia delle emozioni di quel viaggio.
Ricominciano le nostre vite, tra studio, lavoro in studio di registrazione e insegnamento, Milano ha una capacità di levarti tempo e spazio più di chiunque altro. Senza rendercene conto, passa un anno e, ignari, stavamo andando verso qualcosa di più grande di noi, qualcosa di incredibile che avrebbe levato a tutti 2 anni di vita e libertà e molti, purtroppo, ne sono rimasti vittime.
A marzo del 2020, poco meno di una settimana prima del mio compleanno, il tg ci sveglia con “edizione straordinaria”: la pandemia ci ha tolto la libertà di abbracciarci, di vederci, di fare l’amore, di parlarci, di seppellire i nostri cari. Quei due anni hanno tolto vite e annientato amori, ma per chi è stato fortunato sono serviti a riprendere la propria vita in mano. E in effetti al culmine di quest’anno decido di reinventarmi e lasciare andare tutto e tutti: mollo il lavoro, la musica, una storia ormai alla deriva e ritorno al punto di partenza.
Quando si manca di stimoli concreti, veri, sinceri, la cosa più sana da fare è staccare tutto e ricominciare, lasciando la gabbia costruita dall’abitudine e dalla paura di fare un salto nel vuoto, che poi mi chiedo cosa sia il vuoto all’infuori di una situazione che di per sé è vuota o ti sta svuotando silenziosamente.
L’immaturità mi ha impedito di ascoltare profondamente la persona che avevo a fianco o semplicemente dovevamo farci compagnia fino a lì, fino a Roque Nublo, il luogo che mi ha ri-conesso;
la presunzione mi ha fatto credere che potessi procrastinare il godimento di un qualcosa che stavo vivendo in quel momento. Mai come quest’anno ho capito il senso della massima “non rimandare a domani ciò che potresti fare oggi”: oggi possiamo chiedere scusa, oggi possiamo dire ti amo, oggi possiamo abbracciare qualcuno, oggi possiamo fare pace, oggi possiamo vivere un’esperienza, oggi possiamo. Ieri potevamo ma ciò che abbiamo fatto o meno non è modificabile, domani non avremo la stessa possibilità.
riassunto itinerario
pernottamento Sercotel Parque Las Palmas
Abbigliamento casual:
- passeggiata Calle Triana
- Vegueta
- Mercado de Vegueta
- El Museo Canario
- Plaza de las Ranas
- Casa Museo di Cristoforo Colombo
- Playa de Las Canteras
- Mercado del Puerto
- Poema del Mar Aquarium
Abbigliamento trekking leggero e costume in borsa non si sa mai
- Piscina natural de Galdar guay
- Las Salinas
- Bandama Calderas
- Cueva de Cuatro Puertas
- Playa del Ingles
- Mirador de las Dunas
- Mirador de la Goleta
- Roque Nublo
